Educare alle Differenze 2018

2 L’IDENTITA’ MASCHILE E LA PREVENZIONE DELLA VIOLENZA MASCHILE CONTRO LE DONNE A SCUOLA (sabato 29 settembre, ore 17-19)

  • A partire dal vostro osservatorio e dalla vostra esperienza sul campo quali sono le principali sfide del lavorare sul maschile e la violenza maschile contro le donne all’interno della scuola di oggi?
  • A partire dal vostro osservatorio e dalla vostra esperienza sul campo quali strumenti di lavoro e riflessioni si sono dimostrati più efficaci?
  • Quali sono i vincoli e gli ostacoli che avete incontrato e, al contempo, le alleanze e le strategie che si possono mettere in campo?

 

  • A partire dal vostro osservatorio e dalla vostra esperienza sul campo quali sono le principali sfide del lavorare sul maschile e la violenza maschile contro le donne all’interno della scuola di oggi?

 

Le storie raccontate quotidianamente nei Centri Antiviolenza hanno in comune una matrice : l’aggressività la mancanza di rispetto , la pretesa di una dipendenza assoluta , il desiderio di controllo e di possesso manifestata dal genere maschile che rinvia ad una questione culturale spesso sottovalutata o non tenuta nella  giusta considerazione , l’adesione ad una cultura patriarcale ancora oggi dominante in cui appunto la donna e posta in una condizione di inferiorità di subordinazione ai desideri maschili .

Perché iniziare dalla scuola ?!?!

L’adolescenza in quanto periodo di profonde trasformazioni crea una situazione di crisi che oscilla tra attesa , curiosità e paura . I ragazzi sperimentano un senso di disorientamento e inadeguatezza che si ripercuote nella sfera affettiva e sessuale . E ‘ tipico di questa fase oscillare tra atteggiamenti infantili e ostentazione di ruoli adulti spesso stereotipati .

L’analisi della realtà scolastica ha evidenziato come troppo spesso negli interventi educativi non si presta particolare attenzione all’ottica di genere perpetuando gli stereotipi e i ruoli sessuali presenti nella nostra società . Spesso ai ragazzi non vengono offerti sufficienti spazi di riflessione e discussione critica su queste tematiche . Di fronte ad un fenomeno di violenza diffusa si tende spesso nei dibattiti pubblici a darne una letture neutra rispetto alla specificita di “violenza di genere” per cui la violenza diventa paritaria  fra i sessi .

Di conseguenza ….un attività di prevenzione della violenza deve basarsi su un progetto che pensa all’educazione come un educazione alle differenze di genere non riducendole a quelle tra maschile e femminile ma valorizzandone le complessità .

Il ragazzo abbandona  l’immagine rimandata dai genitori e tenta di sostiuirla con una considerazione di sé derivata dai giudizi dei coetanei in cui è fondamentale l’aspetto fisico , l’attrazione sessuale  e l’intelligenza .

La comunicazione in famiglia passa attraverso silenzi, provocazioni , atteggiamento aggressivi, di sfida e rifiuto delle regole familiari e scolastiche e affiancati da nuove richieste di liberta rispetto a orari luoghi .

Il desiderio di ribellione rischia di compromettere in modo significativo la comunicaione all’interno della famiglia se non si è pronti a cogliere i bisogni emergenti .

Fondamentale in questa fase è l’esperienza con il gruppo dei pari che rappresenta per l’adolescente un contenitore entro cui sperimentare la propria identit oltre che avere la funzione di creare nuovi modelli culturali . Se l’educazione di un adolescente viene esclusivamente demandata all’azione del gruppo o dei mass/media , si rischia di sviluppare una scarsa consapevolezza emotiva individuale e subire un decremento delle capacità  di problemsolving affettivo relazionali facilitando la messa in atto di comportamenti agonistici e condotte aggressive utilizzate per risolvere i propri problemi .

Devono essere quindi le agenzie educative e la scuola a guidare i ragazzi in questa fase aiutandole a compiere le proprie scelte in modo autonomo .

Nello sviluppo di questa sorta alfabetizzazione emotiva può essere importante la teoria dell’intelligenza emotiva di Goleman . Va sviluppata la capacità di capire se stessi e gli altri , la costruzione dell’autostima , il riconoscimento del conflitto come momento positivo di cambiamento e la contemporanea possibilità di risolvere il conflitto in modo positivo e non violento . Altro elemento fondamentale è il riconoscimento delle proprie emozioni .

Per prevenire e intervenire in maniera efficace sui comportament aggressivi degli adolescenti , l’istituzione scolastica deve necessariamente farsi carico non solo dei contenuti disciplinari e dei processi di apprendimento  ma anche di tutti quegli aspetti relazionali e personali che li caratterizzano e da cui dipendono il successo e l’insuccesso scolastico .

L’ambiente scolastico può rivestire una funzione di primo grado nella prevenzione dei comportamenti aggressivi . Gli adolescenti sono particolarmente sensibile ad un imprinting legato ai valori del proprio gruppo in una fase di ricerca di modelli in cui identificarsi . L’opportunità di confrontarsi con modelli che manifestano atteggiamenti empatici favorisce il comportarsi in modo meno aggressivo ..piu empatico appunto .

 

 

  • A partire dal vostro osservatorio e dalla vostra esperienza sul campo quali strumenti di lavoro e riflessioni si sono dimostrati più efficaci?

 

 

Un primo problema che si pone, e che ci siamo posti anche noi come gruppo uomini a Palermo all’inizio delle nostre attività , nell’elaborazione di iniziative/laboratori con finalità di prevenzione è decidere se rivolgersi esclusivamente a gruppi costituiti da soli maschi oppure a gruppi misti .

Dopo un iniziale indecisione legata essenzialmente al fatto che  l’oggetto di cui ci interessiamo è appunto una violenza di genere , perpetrata quasi esclusivamente da uomini nei confronti del sesso femminile , ci siamo resi conto che la la scelta migliore e direi l’unica scelta possibile è l’adozione di gruppi misti in cui possibilmente ci sia una presenza paritaria di ragazzi e ragazze e questo almeno per due ordini di motivi diversi :

 

  • Il primo motivo è legato al fatto che le reazioni e il comportamento emotivo di ragazzi e ragazze cambia a seconda che si trovino un un gruppo di soli ragazzi o ragazze o in un gruppo misto per cui è opportuno realizzare le attività formative in un contesto analogo a quello della realtà di ogni giorno che è appunto un contesto misto eterossessuale ;
  • La seconda motivazione è collegata invece all’evidenza che spesso un certo tipo di cultura maschilista è profondamente radicate anche nel pensiero e nel comportamento delle ragazze che pur essendone vittime  assumono il modello maschilista patriarcale come un modello corretto cui conformarsi . (Vedi esempio incontro fatto dal nostro gruppo con scuola palermitana)

Un altro aspetto metodologico di base da tenere bene in conto consiste nella necessità di adattare qualunque format didattico e formativo al contesto socio-culturale ,etnico , economico delle scuole nelle quali si deve progettare l’intervento . ….vedi esperienza raccontata in trasformare il maschile ….sul

 

Uno degli elementi fondamentali dell’attività di prevenzione a scuola contro la violenza di genere è l’adozione di iniziative , laboratori finalizzati alla destrutturazione degli stereotipi di genere che insieme a a modello maschilista e cultura patriarcale costituiscono la base culturale da cui deriva la violenza di genere.

Un attività educativa di prevenzione dovrebbe quindi contenere alcuni elementi   di base  :

  • Riconoscimento e destrutturazione degli stereotipi di genere ampiamenti diffusi nelle relazioni fra pari in tutti i luoghi della società odierna ; …vedi esperienze della campagna del fiocco bianco svolta a bologna in molte scuole dal 2007 a 2011 ….
  • Un riconoscimento e riappropriazione delle proprie emozioni come elemento necessario al fine di evitare lo sviluppo di comportamenti aggressivi e/o violenti in tutte le situazioni di conflitto .
  • Il riconoscimento della cultura patriarcale maschilista come substrato culturale di cui si alimentano  da un lato i comportamenti discriminatori e/o aggressivi  e violenti nei confronti delle donne .
  • Un percorso di crescita che porti alla consapevolezza dell’esistenza di comportamenti alternativi in tutte quelle situazioni familiari che generano momenti di conflitto e che possono essere viceversa vissuti in modo non conflittuale tramite dialogo e comprensione reciproca .

 

  • Quali sono i vincoli e gli ostacoli che avete incontrato e, al contempo, le alleanze e le strategie che si possono mettere in campo?

 

Uno degli ostacoli principali che si incontra nella nostra attività didattiche e di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne è legata alla mancata percezione dell’importanza del problema in se .

Come detto all’inizio ,si tende ad assimilare la violenza contro le donne al fenomeno della violenza generalizzata e diffusa all’interno della nostra società non percependone in tal modo la specificità di violenza di genere e la diffusione . Si tende spesso nei maschi a pensare che il problema non riguardi sé stesso solo perché non si è stati autori di episodi di violenza contro le donne , non percependo il legame stretto con il  comportamento maschilista e patriarcale che è alla radice di questa violenza e di cui sono intrisi spesso i comportamenti della stragrande maggioranza degli uomini nel corso delle proprie relazioni in ambito familiare , amicale o lavorativo .

Strategie da adottare sono quelle legate alla messa in campo di sinergie con diversi attori interessati e competenti sul problema  . Ad esempio è possibile pensare all’elaborazione di interventi didattici congiunti fra gruppi maschili come il nostro che si occupano di violenza contro le donne e i centri antiviolenza ,formati per lo più da donne , che operano nel territorio , con l’ausilio eventuale di operatori che abbiano una formazione specialistica , psicologi , pedagogisti etc,…

In ogni caso , qualunque tipologia di intervento didattico, al fine di essere realmente efficace,  deve essere progettato in modo da contenere un alto livello di interazione con gli studenti e non sul modello della lezione frontale . I ragazzi devono percepire di essere i protagonisti di quello che si sta facendo e non degli ascoltatori passivi di idee e lezioni che rischiano di scivolare via dalle loro menti subito dopo la fine dell’intervento .

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